La Storia siamo noi

La Torre  dell’orologio
L’avvio dei lavori di  restauro della torre dell’orologio, ubicata in piazza Roma,   ci sollecita a una sintetica ricostruzione storica, in cui le fonti scritte e le ultime ricerche ci portano a pensare che la suddetta torre abbia sostituito una precedente torre o torretta già presente nella prima metà del XVII sec.  Infatti si evince da documenti che il Girolamo Marciano,  sindaco del piccolo paese , provvedesse al pagamento dell’addetto alla carica e manutenzione del meccanismo. (1)

E’ pur vero che da quanto emerge nel testo “Pietà cristiana e beneficenza legale”, autori Francesco Costantini e Cosimo Dell’Anna, “ tra la fine del 500 e inizi del 600 esisteva in Leverano un Hospitale o Ospizio de li poveri, fondato da un nobile , ”quondam Francesco Antonio Goffredoil tutto si evince dal verbale della visita pastorale del vescovo Dionisio O’Driscol  nel 1646. Tale Hospitale  ricadeva nel fabbricato adiacente la attuale torre dell’orologio, avente porta d’accesso in quell’arco sovrastato dallo stemma araldico della famiglia Goffreda.  “Ad eliminare ogni dubbio, tuttavia, è emerso un trascurato documento giacente presso l’Archivio di Stato di Lecce. Si tratta di un atto di compravendita del 18 ottobre  1605, rogato dal notaio Ottavio Frascaro di Leverano, con il quale tal d.Alessandro Rucco di Leverano vende la metà di una bottega terranea, confinante con altra sua bottega da oriente e prospiciente sulla pubblica piazza da ” austro” e con altri confini, per la somma di ducati trentacinque, a Francesco Antonio Goffreda, anch’egli di Leverano, il quale acquista ” per ampliare la fabbrica dell’Ospizio dei poveri, edificato e da completare a spese proprie dal detto Francesco Antonio, per la salvezza della sua anima”.
Dall’Inventario redatto per ordine del vescovo Maddalena, nel 1725, apprendiamo che  “ L’Hospedale della Terra di Leverano sta situato dentro detta terra e proprio nella piazza alla parte dell’occidente, il quale tiene d’abitazione, da sotto il suo cemeterio, cortiglio, uno salone, ed una stalluccia, da sopra la scala di pietra una chiesa intitolata a Sant’Onofrio, col suo campanile, e  campane,  un mignianetto, dal quale si entra in un corrituro, il quale tiene due camere verso Borea, e due verso Gerocco, et un orticello”.

  Il corpo di fabbrica ove è posizionato lo stemma araldico probabilmente si fermava, in altezza, poco dopo la prima cornice, perciò non è chiaro sapere dove fosse collocato realmente l’orologio menzionato precedentemente, presente al  tempo del Marciano.

Altro documento pervenutoci è la relazione di fine mandato del Sindaco Caracciolo, il quale  sostiene “ trovai le vie Piazza e Sedile in stato intransitabile …..trovai cadente la colonna dell’orologio pubblico, di questo il solo nome, non l’oggetto.” Successivamente prosegue “ Si è ricostruita la colonna dell’orologio pubblico e si è acquistata una macchina del valore di L. 1800; con due corrispondenti campane del valore di L. 1072”          Leverano 20 settembre 1876.     Tale ricostruzione si attribuisce  al 1870.

Non avendo  potuto proseguire la ricerca e ricostruzione  storica presso “l’archivio storico comunale”, soggetto a spostamento, si auspica momentaneo con ripristino e fruizione dello stesso, evidenziamo una totale mancanza di notizie dal 1876 al 1947 anno in cui con delibera di Giunta comunale, Sindaco dr. Francesco Durante,  si stabilisce il riacquisto delle campane cedute per scopi militari alla Patria.

 Delibera del 31/08/ 1947  Il consiglio autorizza l’acquisto delle campane dell’orologio dalla Ditta Giustozzi di Trani ( campane rimosse durante il periodo bellico, oro e bronzo alla Patria) La ditta si impegna alla fornitura al prezzo di 900 lire al kg. La Giunta farà fronte a tale spesa a mezzo di pubblica sottoscrizione con la quale sono state raccolte £ 80.000.

 

Con la demolizione dell’ex fonderia  Giustozzi,  di Trani,  in corso Imbriani,  avvenuta nel 2008 comunque ferma dai primi anni ’70,  si interrompe la tradizione e la storia dell’antica fonderia di campane di Trani.

prospetto orologio 001

Relazione tecnica Comune di Leverano

La torre è suddivisa in quattro livelli: il basamento, la torre,  il vano orologio, l’arco campanario.

  1. Il basamento. E’ costituito dalle opere di fondazione e del vano ingresso della torre con accesso da Via Roma; sul prospetto di piazza Roma, sino al primo intervento di manutenzione del secondo dopoguerra, vi era allogiata una lapide commemorativa ai caduti della Prima Guerra Mondiale, poi rimossa in occasione  della costruzione del monumento commemorativo dei caduti di tutte le guerre di Piazza Fontana. Sul prospetto di Piazza Roma è collocato uno stemma araldico presumibilmente della famiglia Greco ( dicasi Goffreda) che in passato edificò l’immobile.
  2.  La Torre. E’ costituita, come è stato detto, da due vani in cui sono stati ricavati il vano scala ed il vano di scorrimento dei contrappesi;
  3. Il vano orologio. Trattasi di un piccolo vano ricostruito nel 1870 sulla sommità in cui è allogiata la macchina, vi si accede dal vano scala.
  4. L’arco campanario. Esso è costituito da n.2 archi di cui uno in muratura tufacea, avente funzione statica in quanto struttura ove sono ancorate saldamente le due campane, ed uno in pietra leccese riccamente rifinito quale decoro della torre sulla cui sommità è fissato un anemoscopiotipo “girotta” raffigurante l’effigie di San Rocco santo patrono di Leverano. I vari livelli sopra descritti sono delimitati da cornici marca piano in pietra leccese. La struttura portante è costituita da conci tufacei.

Ringraziamo, per la gentile concessione, l’ufficio Tecnico del Comune di Leverano geometra Antonio Casilli.

(1) Prossima pubblicazione libro prof. Cosimo Dell’Anna

pranzo

http://www.corrieresalentino.it/2016/10/il-tempo-artigiano-di-leverano-storia-dellorologio-di-piazza-roma-e-del-suo-artiere-antonio-pranzo/

 

 

Le campane
“Le campane, messaggere civiche, sono un esempio di architettura laica legata all’Universitas e un bene artistico che come tale va protetto. Hanno molte funzioni: segnalano allarmi o adunanze o funzioni religiose o di orologio che scandisce il tempo.
La voce campana, che molti credono di origine gotica, fu introdotta intorno alla fine del VII secolo e venne usata per la prima volta da S. Beda (672735), monaco e storico vissuto in un monastero benedettino in Inghilterra, considerato il più grande erudito dell’Alto Medioevo.
L’Accademia della Crusca, nella lessicografia, cita campana con aes campanum, nome con cui era noto il bronzo, lega metallica composta dall’80% di rame e dal 20% di stagno, metalli teneri, la cui unione nella lega permette di ottenere un materiale di grande durezza, a grani fini, dotato di caratteristiche di grande sonorità. Oppure il nome potrebbe derivare dalla forma di un vaso arrovesciato e sboccato, e fu adoperato per la prima volta da S. Paoli-no, vescovo di Nola, dalla omonima città in provincia di Napoli, dove vi era una miniera di rame. Alcuni umanisti chiamano la campana, in latino nola, dal nome della città dove furono ritrovate molte campane; altri invece sostengono che le prime campane siano state fuse in Campania, e da qui campana che sembra la più accreditata. Ancora oggi si brancola nel buio, nell’incertezza.”

Rosanna  Veter:  Gli Orologi da torre di Galatina e Noha

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