La Storia siamo noi 3

SAN  ROCCO   E  LEVERANO

La devozione a  San Rocco iniziò a diffondersi a Leverano nel corso del XVII secolo (nel resto d’Italia, già dai primi decenni del ‘400) e la sua affermazione determinò il declino del culto di San Sebastiano, precedente protettore della città. Quest’ultimo era stato assunto come patrono da una parte per la sua fama di custode degli appestati, dall’altra per un’imposizione da parte dei Castriota, signori del contado, e nonostante il successo di San Rocco, il suo culto si protrasse fin oltre il Seicento. Infatti, il passaggio definitivo al nostro santo avvenne ufficialmente solo nel 1731 e ottenne effettivo seguito popolare non prima che San Rocco fu eletto, oltre che protettore dei malati di peste, anche avvocato del buon raccolto, in particolare in seguito ai danni del terremoto del 1743.

In realtà, la popolazione leveranese si è per molto tempo affidata a più protettori. Poiché, infatti, la necessità del santo patrono si avverte soprattutto in periodi di crisi, in cui è importante il soddisfacimento di esigenze di tutela fisica e materiale, nei secoli XVI-XVII, quando si diffuse la peste, più che mai si sentiva il bisogno di affidarsi a dei santi. Così, per un periodo, la città scelse, oltre a San Rocco e a San Sebastiano, anche Sant’Antonio Abate.

Infine, San Rocco prevalse, come sappiamo, sugli altri due. San Sebastiano fu abbandonato, in particolare, in seguito al provvedimento preso l’8 gennaio 1581 dall’Università di Leverano, che decise di fondare un convento, “Santa Maria delle Grazie”, che nel 1656 cambiò poi il nome in “San Rocco”. Il finanziamento fu talmente oneroso che non fu più possibile continuare a sostenere San Sebastiano. Le ragioni di tale scelta erano legate alla posizione della città di Leverano, tappa obbligata per il pellegrinaggio verso Leuca. Chi veniva dal nord, incontrava sul proprio cammino già una chiesa di San Rocco a Veglie e un santuario intitolato al santo a Torrepaduli. Del resto, Rocco era proprio protettore dei pellegrini, e la presenza  di una chiesa e di un convento  al di fuori delle mura, che si affacciassero proprio sulla strada per Leuca, poteva risultare strategica e vantaggiosa per i frati che offrivano assistenza ai viaggiatori.

Ma perché questa fama di San Rocco? In base a quanto si legge in Vita Anonima (1430), egli nacque a Montpellier tra il 1346 e il 1350 e, rimasto presto orfano, partì in pellegrinaggio per Roma. Ad Acquapendente, località in cui decise di sostare, Rocco diede dimostrazione delle doti taumaturgiche per le quali è ricordato, prestando assistenza ai malati dell’ospedale e operando guarigioni miracolose, tra cui si ricorda quella di un cardinale. La conversione del santo ebbe luogo solo in seguito, quando a Piacenza fu colpito dalla peste e curato da un patrizio. Egli morì a Voghera tra il 1376 e il 1379. Due sono, pertanto, le caratteristiche di San Rocco impresse nell’immaginario comune: la peste e lo status di pellegrino. L’iconografia lo raffigura, infatti, come un uomo roso dalla malattia, con una serie di accessori tipici del viaggiatore (mantello, bastone, conchiglia, bisaccia), e con il cane che, secondo la leggenda, nutrì il santo nel periodo della peste, procurandogli del cibo.

Nonostante l’importanza della chiesa e quindi anche del santo, il 29 giugno 1565 il vescovo Giovanni Bovio dichiarò che l’edificio era caduto in uno stato di generale trascuratezza, con tre altari disadorni e il tetto in parte crollato. Da allora, i verbali delle Santissime Visite non fanno più menzione della chiesa. La condizione di incuria alla quale era stata abbandonata la costruzione può essere legata alla morte dell’abate Cassio, colui che aveva ricevuto il “Beneficio di San Rocco” (1557), che consisteva in alcuni alberi nella località “lo palombaro”. Venuto Cassio a mancare, beneficiario divenne il sacerdote secolare Antonio Petrelli, che, più interessato alle rendite del culto che al culto stesso, non si preoccupò dello stato della chiesa. L’edificio riacquisì dignità solo nel 1587 con l’arrivo dei francescani. La confraternita si interessò alla venerazione del santo perché, nonostante non ci siano prove, si diceva che Rocco fosse appartenuto proprio all’ordine francescano.

In seguito al giudizio negativo del vescovo, nella chiesa ebbe inizio l’opera di restauro, che portò alla luce un altare, fregi architettonici di stile rinascimentale e anche una statuetta del santo.

Agli inizi del Settecento, il capitolo della Collegiata ottenne il riconoscimento liturgico da parte della Congregazione dei Riti, nonché la concessione della festa patronale, in data 16 agosto.  L’opera di restauro, pertanto, proseguì fino al 1707 e riguardò la facciata della chiesa, che fu riarrangiata in chiave barocca.

Come si è detto, un vero seguito popolare divenne concreto solo nel XIX secolo, ma il successo del santo arrivò poi ad esplodere con immensa devozione da parte dei leveranesi. Gli anziani raccontano che, un giorno, la statua di San Rocco passò da Leverano durante un trasporto dal nord verso Nardò……«Quandu rriau annanzi lu Cumetu, la carrozza si firmau e nu scia né nnanzi né rretu. Cc’è bera successu? La statua s’era fatta cussì pisante ca ceddhri era capace cu la moe. […] dopu tanti spuersi unutuli, la gente zziccau a ritare: “Santu Roccu ole rimane a cquai, ole stescia a mienzu a nui».

Questo ci dice Antonio Zecca nel saggio S. Rocco in Leverano. La statua ritornò miracolosamente leggera quando si decise di trasportarla nella chiesa della città.

«Oramai Santu Roccu s’era ticisu cu rimane a mienzu a nui. E di tannu no ne bbandunati mai, puru ci simu stati filij ngrati e piccatori.     

Alice    Carlucci

Bibliografia

Antonio  Zecca    –  S. Rocco e  Leverano  –  Storia  Storie  Storielle  –   Congedo  Editore

Mario  Spedicato  –  Santi Patroni e  identita’ civiche  nel  Salento moderno e contemporaneo –  Edipan

Gaetano  Papadia  –  Da San Sebastiano  a  San Rocco  : un santo pellegrino per Leverano

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" Un vero viaggio di scoperta non è cercare nuove terre, ma avere nuovi occhi" M.Proust

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