Quando domenica 4 dicembre i soci del Circolo Tadem si sono ritrovati a
Tuglie, per una visita guidata in programma, nessuno dei partecipanti poteva
immaginare quale “gioiello” fosse racchiuso all’interno della cittadina
salentina.
Il Museo della Radio merita appieno l’appellativo che più sopra ho usato. Ad
accogliere il gruppo davanti al portone d’ingresso del Museo una cordialissima
guida, che si è scoperto, in seguito, essere il collezionista-curatore della
mostra, in quanto gli oggetti esposti rappresentano il frutto di quarant’anni
di ricerche che gli hanno consentito di allestire, supportato dall’
Amministrazione, un museo di tale importanza che travalica, per la mole di
materiale esposto, i confini del piccolo centro del Tacco d’Italia.
Dopo una breve introduzione sulle vicende che hanno portato alla creazione del
Museo, la guida ci ha descritto una delle prime invenzioni presenti in una
delle numerose teche – che fanno bella vista di sé anche nell’arredo – la pila
di Volta: a dimostrazione della capacità inventiva dei nostri più illustri
scienziati del passato. Seguendo un itinerario cronologico che ci ha portato
alle più recenti invenzioni in tema di radio e tele- comunicazioni, partendo
dal primo telegrafo che la guida ha messo in funzione con una breve
trasmissione in alfabeto Morse, sottolineando come la maggior parte delle
apparecchiature siano perfettamente operative e che questo aspetto rappresenta
un “valore aggiunto” della corposa collezione del Museo Tugliese.

 


Terminata la visita al Museo della Radio, non senza essersi complimentati per
l’accuratezza e completezza della raccolta, il gruppo ha proseguito – preso in
consegna da un’altra guida – con la visita di un insediamento rupestre e del
Palazzo Ducale che accoglie, in alcune sale, il Museo della Civiltà Contadina.
Conserva in 16 sale una cospicua raccolta di testimonianze della civiltà
contadina dal XVII secolo alla seconda guerra mondiale. Sono esposti gli
attrezzi di lavoro del contadino, del falegname, del bottaio, del fabbro, del
maniscalco, del carpentiere, oggetti di uso quotidiano e giochi dei bambini. In
un ambiente, adibito a lavanderia, sono raccolti gli oggetti tipici che
servivano per il bucato in tempi non molto lontani e che alcuni dei
partecipanti non hanno avuto difficoltà a riconoscere: “lu cofanu”, “li
llaturi”, “le pile”, “lu sapune”, ecc. In altri ambienti oggetti di vario
genere e attinenti a diverse attività lavorative esposti in realtà un po’ alla
rinfusa, così come anche la guida ha tenuto a precisare a causa della mancanza
di fondi.
Nell’ultima sala oggetto della visita, che definirei “La sala del Camino” per
la presenza ovviamente di un enorme camino, si era tenuta poco prima dell’
arrivo dei Soci del Circolo una conferenza su: “DEGUSTAZIONI ED ITINERARI
ENOGASTRONOMICI” con l’assegnazione dell’ Oscar alla Creatività,
all’Agriturismo Bernardi e al museo della civiltà contadina di Tuglie. Giuseppe
Bernardi, proprietario dell’omonima struttura ricettiva si dedica alla
bachicoltura per aiutare i bambini disabili. La sig.ra Bernardi, vedendo il
gruppo fortemente interessato a questa coltura, ne ha illustrato i tratti
salienti iniziando così: “Il baco da seta è un insetto che da adulto presenta
un aspetto completamente diverso da quello iniziale, per cui completa il suo
ciclo attraverso gli stadi di uovo, larva,crisalide,farfalla.
Giuseppe ripone le uova in un’incubatrice e i piccoli fagi crescono – in 30
giorni – di 8mila volte sia in termini di peso che di volume. Li copre con erba
secca e impiegano 3 giorni a costruire il bozzolo. Dopo 8/10 giorni bucano il
bozzolo e fuoriescono le farfalle che sopravvivono solo per 3 giorni.
Giuseppe Bernardi, aiutato dai bambini, immerge i bozzoli in acqua calda e
attraverso uno spazzolino e un arcolaio inizia la ricerca del bandolo della
matassina e iniziano a filare un filo lunghissimo, con la gioia e lo stupore
dei bimbi che scoprono che ogni bozzolo è costituito da un unico filo lungo 1
chilometro e mezzo”.