Paesaggi marziani …….

Partiti dalla Chiesa dei Martiri di Otranto, luogo d’incontro, per il trekking
in programma, i soci del Circolo Tandem con l’esperta guida Paola, si dirigono
lungo una stradina in leggera salita alla volta della Torre del Serpe.
La Torre del Serpe (o Torre dell’Idro) è una torre di avvistamento sulla costa
salentina nei pressi di Otranto.
Si ritiene che la sua costruzione risalga al periodo romano e che la torre
avesse la funzione di faro, fu restaurata in età federiciana in seguito ad un
potenziamento strategico voluto dallo stesso Federico II. Il nome è legato a
un’antica leggenda che racconta di un serpente che ogni notte saliva dalla
scogliera per bere l’olio che teneva accesa la lanterna del faro. Un’altra
leggenda narra che pochi anni prima della presa di Otranto nel 1480 i saraceni
si erano diretti verso la città salentina per saccheggiarla, ma anche in
quell’occasione il serpente, avendo bevuto l’olio, aveva spento il faro. I
pirati senza punti di riferimento passarono oltre e attaccarono la vicina
Brindisi.
“Quella torre sta lì, in piedi per miracolo, soltanto per far paura alla
gente. E’ il simbolo della città, forse è quella che si può vedere sullo
stemma. Ma è il simbolo autentico: una parte di torre vera, visibile,
esistente, l’altra fantasma, invisibile. Riguardo al serpente, non c’è più olio
da bere”. (da: Otranto di Roberto Cotroneo)
Rientra nella categoria delle torri a base circolare e forma tronco-conica:
parzialmente diroccata, è visibile una sola parete e la scarpa, ovvero
l’ampliamento del basamento per dare una maggior superficie di appoggio alle
murature che si ergono in altezza. Questa torre è costantemente presente
nell’immaginario di questi luoghi, tanto da essere entrata nello stemma della
città di Otranto dove è rappresentata con un serpente nero che l’avvolge.

Dalla Torre del Serpe, il gruppo si dirige alla volta della cava abbandonata
di bauxite la cui  attività di estrazione è stata attiva dal 1940 al 1976 per
la produzione dell’alluminio. Si possono, infatti, notare, lungo le pareti
della cava e tutt’intorno, i noduli del minerale che, frammisti al terreno
ricco di minerale ferroso, danno alla zona una colorazione di un rosso cupo che
richiama paesaggi marziani. Le acque meteoriche col tempo hanno riempito l’
invaso formando un laghetto di tipo montano. La miniera, a cielo aperto, non è
stata sottoposta a processo di recupero ambientale, e lo scavo è stato riempito
dalle acque naturali. Si è così creato un piccolo ecosistema lacustre, che
costituisce un efficace esempio di ri-naturalizzazione spontanea di un ambiente
antropizzato. Lo spettacolo unico della cava di bauxite lascia il posto alla
Baia dell’Orte, quel tratto di costa a sud di Otranto che si estende da “Punta
Facì” a “Punta Palascia”, estremo lembo orientale d’Italia. Il mare
cristallino, le rocce a tratti inaccessibili, le pinete e la macchia
mediterranea retrostante così come la rassicurante quanto selvaggia presenza
dello storico faro della Palascia (recentemente ristrutturato), ne fanno uno
tra i posti più spettacolari del Salento. Il percorso si presenta accidentato
tra la vegetazione, a tratti ridotta a sterpaglie rinsecchite e bruciacchiate,
e stretti sentieri sulle pareti di roccia a picco sul mare alla volta della
Torre della Palascia. Dopo una breve sosta per il picnic, il gruppo però, viste
le condizioni meteo che minacciavano un’imminente pioggia, decide di tornare
sui propri passi, rimandando la visita della Palascia in primavera. Una volta
tornati alla Chiesa dei Martiri, alcuni soci decidono di raggiungere in
macchina Torre Pinta per una visita fuori programma di un luogo tanto
misterioso quanto affascinante.

Torre Pinta
A poca distanza da Otranto, immersa negli uliveti secolari di quella che viene
detta la “valle delle memorie”, su un rialzo collinare del terreno c’è “Torre
Pinta“.
“Sapete come rimbomba il cuore quando ci si china per entrare nello stretto e
basso corridoio dell’ipogeo che sta a Torre Pinta? Al centro della valle delle
Memorie, a un paio di chilometri soltanto dalla città, ma in un luogo che pare
isolato da tutto. Il cuore si fa vivo all’improvviso, accelerando i battiti,
facendo pulsare le vene dei polsi fino a sollevarle”. (da: Otranto op. cit.)
L’IPOGEO
La torre sorge su una struttura ipogea (sotterranea) di forma circolare
scavata nella roccia di cui la torre è il prolungamento verso l’alto. La camera
ipogea sotto la torre è raggiungibile attraversando una galleria (dromos) che è
alla base della collinetta su cui sorge la torre. Per quanto riguarda l’ipogeo
ha una pianta a croce latina di cui la galleria, lunga 33 metri, è il braccio
lungo. Entrando dalla galleria si apre un modesto vano circolare con un camino,
e da qui 3 piccoli ambienti con volta semicircolare che sono i bracci corti
della croce latina. Anche il vano aveva una volta che è crollata nel 1700 ed è
stata fu sostituita dalla torre colombaia. La funzione della struttura è
incerta. Molto probabilmente il complesso nel tempo ha modificato la sua
struttura e il suo utilizzo. Secondo l’ipotesi più accreditata la struttura ha
origine messapica, infatti, vi è un forno che poteva essere utilizzato per la
cremazione o per i sacrifici e molte piccole celle (anche nel dromos) che
potevano essere urne. Di certo su questa struttura si sa che era su un terreno
amministrato dal vicino Monastero di Casole.

P.N.G.                      18.12.2011

Percorso: alternanza di strade asfaltate e sterrato semi-avventuroso.
Lunghezza percorso: 15 Km

“Dai Laghi Alimini a Torre dell’Orso

L’itinerario proposto nel mese di novembre, “dai laghi Alimini a Torre
dell’Orso”, può essere considerato come uno dei più suggestivi. La bellezza
paesaggistica, la costa rocciosa con le sue numerose calette, dove il mare si
tinge di un luminoso colore verde smeraldo, si presenta incantevole ai nostri
occhi, ma da queste rocce, dai ruderi delle torri riemerge il passato
tragico che vide Otranto ed i suoi abitanti, nel lontano 1480, soccombere alla
violenza dei Turchi.

Il nostro trekking, molto slow, prende inizio dai Laghi Alimini, camminando
lungo la spiaggia notiamo lo scuro arenile di sabbia vulcanica e le imponenti
dune dove però la mano dell’uomo, per niente rispettosa, lascia il suo segno
alquanto oltraggioso. Si prosegue lambendo i ruderi di Torre Fiumicelli
costruita tra il 1580 e 1585, tipico insediamento difensivo voluto da Carlo V,
per giungere a Frassanito, famosa meta per gli amanti degli sport
acquatici, surf e kite-surf, si abbandona la costa per proseguire nel bosco.
Rossi corbezzoli e violastre more mature e succose, funghi dai vari colori e
specie attraggono l’attenzione; terminata la vegetazione boschiva e ritornando
sul sentiero che costeggia l’ Adriatico ci ritroviamo ad osservare una costa
totalmente differente dalla precedente, in cui una scogliera alta e a picco
sul mare offre una varietà di insenature, baie e spiagge . Si prosegue sino a
Torre Sant’Andrea, godendo di un panorama mozzafiato con vista sui
faraglioni, dopo una breve sosta per rifocillarsi si continua sino a Torre
dell’Orso dove ha termine il trekking. Le foto scattate da gran parte dei
partecipanti vogliono suggellare lo splendore e l’unicità del panorama .
Angela Durante

L’itinerario si sviluppa su circa 10 km, totalmente pianeggiante seguendo
un sentiero pre-esistente e poco impervio.

Appunti
Torre Fiumicelli: di essa è rimasto ben poco, si pensa che in origine si
trovasse a circa cinque metri sopra il livello del mare a ridosso di una
imponente duna, con l’innalzamento del mare oggi i ruderi sono lambiti dalle
sue onde. Sita in prossimità della spiaggia Frassanito si presenta con pianta
quadrata con basamento tronco-piramidale. Fu costruita tra il 1580 e il 1585,
il maestro Martino Cayzza la edificò utilizzando blocchi di pietra arenaria.
Torre Sant’Andrea: fu edificata nel lontano 1567 dal maestro Vittorio Renzo di
Lecce, che ricevette 100 ducati per la sua costruzione. Oggi trasformata ed
adibita a faro come aiuto per i naviganti, della vecchia struttura non si
riconosce più nulla.